Quale co-operazione PDF Stampa E-mail

La cooperazione internazionale non governativa vive da diverso tempo una crisi profonda, di efficacia ma, soprattutto, di senso: mentre la comunità internazionale continua a proporsi obiettivi e programmi di ‘lotta alla povertà’ e di salvaguardia ambientale, la condizione di precarietà degli abitanti del pianeta si espande e la ricchezza economica si concentra nelle mani di pochi.

Da un lato, gli interventi sperimentati negli anni ’80 e ’90, tra cui l’idea stessa di esportare ai Paesi del Sud del mondo un modello di sviluppo che si è dimostrato insostenibile, si sono rivelati inadeguati.

Dall’altro, la nascita delle cosiddette ‘guerre umanitarie’ ha indotto molte organizzazioni di cooperazione ad occuparsi unicamente di interventi di emergenza, perdendo l’originario ruolo di critica alla situazione esistente e, con esso, la carica ideale e il ruolo politico-culturale.

La diminuzione generalizzata dei finanziamenti pubblici e privati, infine, ha trasformato in ‘progettifici’ molte associazioni, portandole - per sopravvivere - a modellare i propri interventi inseguendo i flussi finanziari via via disponibili, senza una strategia di fondo e senza indagare i reali bisogni delle comunità destinatarie.

Di fronte a tale scenario, dunque, ha ancora senso parlare di cooperazione internazionale?

Noi, ovviamente, pensiamo di sì ma a patto di mantenere alcuni punti fermi.

Innanzi tutto cooperazione come relazione tra persone e gruppi del Nord e del Sud del mondo in cui ognuno è disposto ad imparare e a farsi cambiare dall’incontro con l’altro. Non, quindi, progetti pensati e confezionati da organizzazioni del Nord del mondo e realizzati in realtà poco conosciute, con modalità spesso non comprese e condivise dai soggetti locali, ma iniziative che si programmano insieme, valorizzando le risorse dei territori e le conoscenze delle comunità che li abitano, in un rapporto di reciprocità.

In secondo luogo cooperazione come intervento strutturale, come tentativo, cioè, di agire direttamente sulle cause dell’emarginazione sociale. Ciò si traduce nella scelta di sostenere settori di intervento particolari (vd. Il nostro come) ma anche nella decisione di inserire diversi progetti all’interno di Programmi di Sviluppo Umano promossi dalle Nazioni Unite, i quali agiscono contemporaneamente su più ambiti e coinvolgono tutti gli attori sociali e istituzionali di un territorio e di un Paese, riuscendo più facilmente ad ottenere cambiamenti duraturi.

La cooperazione internazionale, se mantiene queste caratteristiche di fondo, si rivela strumento prezioso per valorizzare il lavoro di tutti coloro che - pur partendo da situazioni di grande difficoltà - provano a produrre spazi di dignità e giustizia, per sé e per la propria comunità.

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