Supervisione educativa PDF Stampa E-mail

La lunga, variegata e significativa esperienza maturata sul campo soprattutto in contesti sociali di frontiera...e, talvolta, ad alto degrado socioculturale, ha dal 2007 ampliato l’azione formativa verso una dimensione operativa che - riallacciandosi anche alla radice originaria della cooperazione internazionale - chiude il cerchio di un intervento sociale integrato che:

  • partendo dai progetti di cooperazione internazionale nei Paesi del Sud del mondo,
  • propone una riflessione critica sulle cause degli squilibri ambientali globali e socioculturali tra Nord e Sud del pianeta,
  • per affrontare direttamente alcune delle ricadute a livello locale delle dinamiche globali.

Negli ultimi anni Progetto Sviluppo Liguria ha accompagnato e fornito una consulenza - con un’ottica e strumenti di analisi tipici della psicologia sociale - a educatori professionali di cooperative sociali attive nell’ambito del disagio minorile. L’intervento di supervisione educativa è rivolto ad educatori che gestiscono Centri Socio Educativi e/o Comunità residenziali rivolti a minori e giovani adulti con un grado medio e medio-alto di sofferenza psichica. In tali strutture - com’è intuibile - la percentuale di minori stranieri è elevata, arrivando facilmente a superare la soglia del 50%, laddove sono rappresentate le comunità straniere maggioritarie a Genova, prima fra tutte quella ecuadoriana.
Non molti delle cittadine e dei cittadini genovesi sono consapevoli del fatto che tale fenomeno rappresenta essenzialmente una risposta - considerata la forte componente di persone anziane della popolazione locale - alla rilevante richiesta locale di personale disponibile a lavori di accudimento della persona con notevoli carichi di lavoro e complesse gestioni dei tempi di vita; lavori per i quali ben difficilmente gli autoctoni sono disponibili. L’arrivo in pochi anni di un considerevole numero di donne ecuadoriane, il ricongiungimento dei loro figli, e successivamente - ma non sempre - dei coniugi, la concentrazione di tale comunità in alcuni quartieri che presentavano dinamiche sociali complesse (San Pier d’Arena, Campasso, Cornigliano), la difficoltà a trovare lavoro da parte della componente maschile, tutto ciò ha provocato forme di disagio psicosociale e situazioni di conflitto latente e in cui le/i giovani - quali anelli deboli dei vari sistemi relazionali (famiglia, scuola, quartiere, città) di cui fanno parte - sono le prime vittime.

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