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Pacha Mama. Lavoro dignitoso

Progetto per il rafforzamento di comunità indigene in aree rurali della Bolivia.
inizio: 01.07.2011    fine: 31.05.2012

BOL_Cartina_PachaMama_Lavoro_Dignitoso

 

 

 

Gli obiettivi | Con quantoLe attività | I beneficiari | Con chi | Foto |


Perche' questo progetto

Il progetto si realizza in Bolivia, nel Municipio di Tarabuco, Provincia Yamparaéz, Dipartimento di Chuquisaca, uno tra i più poveri del Paese con un reddito medio pro capite di 1,34 dollari al giorno.

Nonostante i progressi fatti negli ultimi anni, in Bolivia l’educazione primaria non è ancora garantita a tutti e forti sono le disuguaglianze tra zone rurali e zone urbane.

Solo alcune delle comunità coinvolte nel progetto dispongono di strutture scolastiche pubbliche di livello primario; in molti casi i bambini devono percorrere a piedi lunghe distanze per raggiungere la scuola più vicina, con ripercussioni negative sulla capacità di attenzione e sul rendimento scolastico.

Ancora più difficile risulta la frequenza alla scuola secondaria perché le famiglie indigene che dispongono delle risorse finanziarie necessarie per mandare i propri figli a studiare in città sono solo il 5%.

Vi sono, poi, altri fattori che influiscono negativamente sulla formazione scolastica dei giovani indigeni. Durante i periodi di semina e di raccolto (aprile, giugno, novembre e dicembre) molti adolescenti devono, infatti, accompagnare i genitori nel lavoro agricolo, abbandonando la scuola.
Frequenti sono, inoltre, le migrazioni temporanee delle famiglie verso regioni limitrofe per vendere i prodotti agricoli o offrire la propria manodopera.

Il risultato è che le carriere scolastiche sono molto brevi (mediamente di 2 anni) e decisamente inferiori rispetto alla media nazionale (7,3 anni).

A tutto quanto sin qui detto, occorre aggiungere gli effetti dovuti all’inevitabile migrazione - in cerca di condizioni di vita migliori - di giovani ragazze e ragazzi indigeni verso le zone urbane, causando l’impoverimento del tessuto sociale comunitario, depauperato delle sue forze migliori ed eroso nei sui valori familiari tradizionali. Nelle città, inoltre, essi, privi come sono di qualificazione professionale, troveranno unicamente opportunità lavorative di bassissimo profilo e scarsamente remunerate.

Di fronte allo scenario che si va delineando, appare quindi di fondamentale importanza incentivare la diversificazione produttiva basata sul recupero dell'identità culturale indigena, in modo da fornire una fonte di reddito complementare all’attività agricola in grado, tra l’altro, di garantirne la continuità.


Gli obiettivi 

Il progetto ha lo scopo di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita delle comunità indigene dell’Altopiano centrale boliviano, rispondendo agli effetti del cambiamento climatico.
In particolare, l’iniziativa è volta a riattivare la produzione di ceramica tradizionale indigena della regione etnica di Tarabuco, formando una nuova generazione di ceramisti, in modo da generare risorse economiche complementari al lavoro agricolo e frenare i processi di abbandono delle terre impoverite, favorendo l’inserimento lavorativo dei/delle giovani coinvolti/e. Attenzione particolare verrà dedicata al recupero e alla valorizzazione dell’identità culturale degli indigeni Tarabuco, rafforzandone l’autostima.

Con quanto Grafo BOL03

Il costo complessivo del progetto è stato di € 40.000.

 

 

 

 

 

 

 

 


Le attivita' 

In una prima fase verranno allestiti e dotati di attrezzature adeguate il laboratorio di Paredòn (di proprietà dell’organizzazione comunitaria locale) e quello situato nella città di Sucre (di proprietà dell’associazione partner ASUR).

Verrà quindi realizzato un percorso formativo rivolto a 20 giovani ragazze e ragazzi indigeni Tarabuco. Nonostante presso i Tarabuco le donne siano tradizionalmente orientate alla produzione artigianale tessile, il progetto verrà rivolto anche alla componente femminile della comunità che negli ultimi anni ha mostrato interesse soprattutto per l’ultima fase (quella decorativa) della produzione di ceramica.

Il laboratorio di Paredòn ospiterà la formazione di primo livello (scelta e raccolta della materia prima, utilizzo del tornio, prima cottura), quello di Munay Pata quella di secondo livello (rifinitura, decorazione, smaltatura).

I corsi si svolgeranno il venerdì (4 ore) e il sabato (8 ore) per poi diventare intensivi (8 ore per 3 giorni alla settima) nel periodo delle vacanze scolastiche (luglio, novembre, dicembre e gennaio).
Il percorso formativo comprenderà vari moduli:

  • conoscenze di base
  • tecniche produttive
  • il sistema di qualità e il mercato

La metodologia formativa avrà carattere partecipativo e sarà basata sul principio dell’”imparare facendo”. Strutturata in moduli teorico-pratici (30% teoria, 70% pratica) combinerà tecniche didattico-pedagogiche attuali e recupero di saperi locali tradizionali. Grande rilevanza verrà data allo scambio di esperienze con altri maestri ceramisti.

Verrà altresì posta attenzione al perfezionamento del maestro ceramista in tecniche di rifinitura artistica tramite lo scambio con altri professionisti del settore.

I prodotti migliori (di uso quotidiano e ornamentale) verranno messi in vendita nei tre negozi che l’associazione partner ASUR possiede nella città di Sucre e nel corso di esposizioni organizzate appositamente.


I beneficiari 

I destinatari diretti sono 20 ragazze e ragazzi indigeni Tarabuco, quelli indiretti sono 80 persone della comunità indigena di San José del Paredón, familiari dei partecipanti al processo formativo. 

Con chi 

Partner proponente ed esecutore di questa componente progettuale è:
ASUR è un’associazione senza fini di lucro fondata nel 1985 da un gruppo di antropologi, sociologi ed etnostorici. Il suo lavoro è orientato a rafforzare l’autostima dei gruppi indigeni Tarabuco e Jalq’a che vivono nel Dipartimento di Chuquisaca, una delle aree più povere della Bolivia, favorendone l’inserimento sociale e lo sviluppo economico a partire dal riscatto della propria identità culturale e dalla promozione dell’espressione intellettuale e artistica in campo artigianale.
Nel 1986 - dopo un’esperienza-pilota di riscatto della cultura tessile tradizionale - ha ideato e realizzato il ‘Programma di rinascita dell’arte indigena’, con cui sono state avviate, in oltre 15 anni, 31 unità produttive che riuniscono oltre 800 tessitrici organizzate in laboratori autogestiti, raggruppati oggi nell’associazione Inka Pallay, riconosciuta giuridicamente. La metodologia adottata si basa su una ‘formazione orizzontale’ (da artigiano ad artigiano), componente fondamentale per garantire la sostenibilità dell’intervento.
In anni più recenti il settore d’intervento si è ampliato, affiancando all’arte tessile il recupero e la promozione delle antiche pratiche artigianali di lavorazione della ceramica e di ricami andini.
ASUR ha creato infine il Museo di Arte Indigena di Sucre, dedicato alla memoria dei popoli indigeni della regione, nonché oggi offerta culturale di primaria importanza della città.
ASUR fa parte della rete di organizzazioni non governative UNISUR, del Dipartimento di Chuquisaca; è rappresentante ufficiale del Consiglio Mondiale dell’Artigianato (WCC), riconosciuta dall’UNESCO; è membro di ICCOM (Comitato Internazionale dei Musei) e dell’Associazione Latinoamericana dei Musei. Collabora costantemente con enti e istituzioni boliviane e internazionali. 
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