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Abbiamo
fatto germinare le nostre idee
per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame,
per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi,
per organizzarci in mezzo a tanta confusione,
per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.
(da
un calendario peruviano degli inizi della Conquista) |
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| I. |
INTRODUZIONE
E CONTESTUALIZZAZIONE |
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Contesto
culturale e sociale |
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Contesto
educativo |
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I
progetti realizzati e in corso |
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| II. |
VERSO
UN’EDUCAZIONE ALLA MONDIALITÀ |
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| III. |
STRATEGIA
D’INTERVENTO |
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Finalità
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Obiettivi
specifici |
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Risultati
attesi |
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Attività
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Fattori
esterni |
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| IV. |
REALIZZAZIONE
DELL’INTERVENTO |
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La
relazione |
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Il
metodo |
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I
contenuti |
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Monitoraggio |
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Valutazione |
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| V. |
CAMPO
D’AZIONE E SOGGETTI COINVOLTI |
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Localizzazione
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Durata
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Beneficiari
diretti |
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Beneficiari
indiretti |
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Interlocutori
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| V. |
COSTI
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I.
INTRODUZIONE E CONTESTUALIZZAZIONE |
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1. |
Contesto
culturale e sociale. |
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L’emergenza
di un altrove e l’irruzione delle problematiche planetarie
attraverso la rete dei media e, sempre più, in maniera diretta
nella vita e nella coscienza collettiva delle donne e degli uomini
del Nord del pianeta (dai flussi migratori apparentemente inarrestabili,
alla crisi occupazionale accentuata dalla delocalizzazione di molte
produzioni nei paesi del Sud) provoca nelle persone una percezione
della realtà sempre meno riconducibile al territorio ove
ciascuno vive e opera, e sempre più avvertita come dipendente
dalle dinamiche culturali, sociali, economiche e politiche in atto
a livello globale.
In questi anni poi, i processi storici in cui siamo immersi vedono
la nascita – contrastata, sofferta e non priva di ambiguità
– dell’Europa come potenza regionale,
non solo economica (quattro dei paesi del cosiddetto G8 sono europei),
ma anche come possibile soggetto culturale e politico che riequilibri
l’attuale leadership mondiale degli Stati Uniti, unica superpotenza
planetaria rimasta dopo quel crollo dei regimi dell’Est europeo
che ha segnato la fine reale del ‘secolo breve’.
Da un punto di vista culturale poi, se il modello occidentale appare
vincente quanto a diffusione e pervasività, a questo ineludibile
processo di omologazione corrispondono, in senso
opposto, numerosi e contemporanei processi di diversificazione
basati sull’affermazione e la rivendicazione di identità
e appartenenze ben delineate e specifiche.
La partecipazione quotidiana in tempo reale agli innumerevoli fatti
collocati sul palcoscenico dei media e la complessità dei
fenomeni in corso, in assenza di una strumentazione concettuale
adeguata producono nelle persone – talvolta o spesso –
atteggiamenti acritici e distorti sulle opportunità
e le contraddizioni della globalizzazione: rimozioni, angosce, chiusure
localistiche, aggressività, che compromettono una corretta
collocazione di sé nel mondo e una efficace progettazione
del proprio futuro.
Inoltre la sottile ma rigorosa linea di separazione
socioeconomica che divide il mondo tra inclusi ed esclusi non segna
solamente – attraversando il pianeta – la demarcazione
tra paesi ricchi e nazioni impoverite, ma costituisce una barriera
– sempre più difficilmente valicabile – che si
insinua trasversalmente all’interno di uno stesso paese, di
una stessa regione, di una stessa città, di uno stesso quartiere.
Nel cuore delle società materialmente ricche si può
rilevare quella medesima polarizzazione sociale in atto a livello
planetario: una progressiva contrazione delle classi medie e una
diminuzione generalizzata degli standard di vita (che coinvolge
in maggior misura i gruppi sociali più svantaggiati): aumentano
i Sud all’interno dello stesso Nord del mondo.
Tale divisione sociale provoca sempre più frequentemente
scissioni e disgregazioni anche nella personalità degli individui:
molti percepiscono tali fenomeni – più o meno coscienti
delle loro reali cause – con atteggiamenti esistenziali informati
da incertezza, sconcerto, senso di insicurezza, talvolta sgomento
e angoscia verso il futuro.
Vi è una comune sensazione di abitare un confine,
di trovarsi – come e più ancora che in epoche precedenti
– a un punto nevralgico (per taluni alla fine) della storia,
in una condizione dove la frantumazione delle differenti identità
– personali, di gruppo e collettive – è l’inevitabile
conseguenza della globalizzazione, senza che comunque sia contemporaneamente
definito un nuovo quadro di riferimento.
Si sono dissolti molti dei vecchi confini – geografici, fisici,
tecnologici, temporali, ideologici, culturali – mentre se
ne sono affacciati di nuovi – ‘etnici’, psicologici,
sociali, spirituali – trasversali alle categorie tradizionali,
spesso più sfumati e aleatori. Risulta allora necessario
ridefinire le proprie identità
– personali e collettive – esplorando comportamenti
e possibilità originali, navigando spesso a vista e costruendo
ipotesi di percorso provvisorie tra estremi opposti: una generica
adesione al ‘buon senso comune’ basato su una cultura
e un’esperienza di vita limitate o una semplificazione e schematizzazione
dei problemi, frutto di acritiche opzioni ideologiche; l’isolamento
nel castello di appartenenze forti o la resa incondizionata all’omologazione
dell’unico pensiero vincente; la difesa contro quella che
viene avvertita come un’invasione – fisica, etnica,
culturale, economica – in atto o il volontarismo abborracciato
e acritico verso la dimensione strutturale dei problemi; il rifugio
nell’estetismo di varia natura o la capitolazione all’orrore.
Tra l’asserragliamento difensivo e autoreferenziale in localismi
destinati a essere travolti dalla storia e l’abbandono illusorio
e acritico alle ingannevoli sirene della globalizzazione, la sfida
si gioca allora sull’esplorare quell’altrove
ancora in gran parte da immaginare, con intelligenza, coraggio,
e soprattutto la fantasia e la creatività indispensabili
per andare oltre il limite, il consueto, il già sperimentato.
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2. |
Contesto
educativo. |
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In
tale contesto la scuola – pur nel travaglio
di una ridefinizione delle sue identità e ancor più
delle sue finalità – continua a rappresentare la fondamentale
agenzia educativa. La recente riforma dei cicli e quella sull’autonomia,
oltre e più ancora che sotto il profilo organizzativo, ridefiniscono
le finalità e l’assetto culturale della scuola italiana:
se da un lato è rimessa totalmente in discussione una didattica
centrata sui contenuti e sulla proliferazione delle discipline a
favore di un nuovo inquadramento dei nuclei concettuali fondamentali
delle diverse materie, diretta conseguenza è una ricomposizione
delle conoscenze in senso interdisciplinare e una progettazione
di azioni didattiche aderenti agli specifici contesti educativi.
Il dibattito attualmente in corso, in generale, appare orientato
attorno a due grandi tendenze:
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una
vede il sapere come mezzo di produzione e l’istituzione
scolastica come soggetto formatore – attraverso la conquista
di nuovi alfabeti linguistici, scientifici, tecnologici e
l’addestramento professionale – funzionale essenzialmente
all’acquisizione di conoscenze utili all’inserimento
nel mercato del lavoro; |
| •
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l’altro
orientamento coglie la scuola come luogo di emergenza e rielaborazione
di memorie, saperi e valori che costituiscono il patrimonio
comune della nostra storia e della nostra identità
culturale ma, nello stesso tempo, quale terreno di scoperta,
indagine e confronto con i nuovi soggetti sociali che –
piaccia o no – stanno trasformando la nostra in una
società multiculturale. L’orizzonte valoriale
e programmatico, attraverso lo scambio, la gestione del conflitto
e una reciproca compenetrazione, è quello – come
da sempre avvenuto nel corso della storia dei popoli –
dell’elaborazione di nuove identità collettive,
senza per questo appiattire o rimuovere la diversità
e le rispettive peculiarità e ricchezze culturali e
sociali. |
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Peraltro la scuola – ancorché spesso caricata di attese,
compiti e ruoli eccessivi rispetto a quelli suoi istituzionali e
alle sue reali possibilità operative – frequenta per
sua stessa natura i confini, e già da tempo avverte come
ineludibile la necessità di un dialogo reciprocamente fecondo
con il contesto locale in cui è inserita (‘il villaggio’)
e, contemporaneamente, con la realtà globale cui è
collegata da un’indefinita serie di relazioni (‘il mondo’).
Tale istanza, se da una parte ha determinato una progressiva modificazione
dei curricula e, nel contempo, una visione maggiormente interdisciplinare
della didattica, per altro verso ha reso l’istituzione scolastica
sempre più permeabile nei confronti delle realtà e
delle risorse umane e sociali presenti e attive sul territorio.
In tal senso la scuola è e sarà sempre più
nell’immediato futuro il terreno primario e privilegiato
– ancorché non unico – di un’educazione
alla diversità, all’interdipendenza, allo sviluppo
sostenibile e alla mondialità, che costruisca il già
e non ancora delle cittadine e dei cittadini di domani.
Se i ragazzi e i giovani – destinatari ultimi dell’azione
educativa e didattica – rappresentano un obiettivo centrale,
non per questo sono l’unico: riveste almeno pari importanza
il parallelo lavoro di formazione e aggiornamento degli insegnanti,
proprio nel senso dell’apertura al mondo nei contenuti, e
all’interdisciplinarietà nei metodi, metodi e contenuti
che costituiscono l’oggetto e la prassi fondanti ogni educazione,
compresa quella alla mondialità.
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3.
|
I
progetti realizzati e in corso. |
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Coscienti
di tali sfondi sociali e culturali e avvertendo l’urgenza
di offrire un contributo operativo oltre che teorico ai processi
in atto, sono stati avviati sul territorio ligure, a partire dall’anno
scolastico 1997-’98, due progetti di educazione alla mondialità.
Il primo, ‘Mondintero’ – realizzato
in collaborazione con il Laboratorio interculturale Migrazioni del
Comune di Genova e finanziato dal Comune stesso (Assessorato alla
Scuola, ai Servizi Educativi e alle Politiche Giovanili) nell’ambito
del progetto ‘Indifferenze’ – è consistito
in 2 corsi di aggiornamento per insegnanti di scuole materne, elementari,
medie inferiori e laboratori giovanili di avviamento al lavoro (30
ore), e in 96 ore di laboratori con bambini e ragazzi in 16 classi
di 10 scuole genovesi (5 elementari e 5 medie inferiori).
Il secondo – ‘Dialoghi su un altro pianeta’
– presentato congiuntamente dalla Provincia di Genova (Assessorato
alla Pubblica Istruzione e alle Politiche Giovanili), ente cofinanziatore,
e dall’organizzazione non governativa Progetto Sviluppo, alla
Regione Liguria ha coinvolto 29 classi di 12 scuole di Genova e
La Spezia (6 medie inferiori e 6 istituti di istruzione secondaria
superiore), incontrate in 164 ore di laboratorio.
Al lavoro iniziato è stata data continuità nel triennio
1998-’01 attraverso il progetto ‘Dialoghi su
un altro pianeta 1998-’99’, presentato da Progetto
Sviluppo e cofinanziato dalla Regione Liguria, dal Comune di Genova
(Assessorato alla Scuola, ai Servizi Educativi e alle Politiche
Giovanili), dalla Provincia di Savona (Assessorato alle Politiche
Attive del Lavoro), dall’ISCOS e dallo stesso Progetto Sviluppo.
L’attività formativa (700 ore di laboratorio) ha interessato
113 classi di 39 scuole delle provincie di Genova, Savona e La Spezia.
Contemporaneamente, nel corso dell’anno scolastico 1999-’00,
è stato realizzato il progetto ‘Amici lontani',
promosso dal Comune di Genova (Assessorato alla Scuola, ai Servizi
Educativi e alle Politiche Giovanili) attraverso il Laboratorio
interculturale Migrazioni e da Progetto Sviluppo. Vi hanno partecipato
24 classi di 11 scuole genovesi (5 elementari e 6 medie inferiori)
in 188 ore di laboratorio.
E' stato concluso il progetto ‘Dialoghi su un altro
pianeta 3. 2000-’02’ al quale partecipano Progetto
Sviluppo (soggetto promotore) la Regione Liguria, il Comune di Genova
(Assessorato alla Scuola, ai Servizi Educativi e alle Politiche
Giovanili), la Provincia di Genova (Assessorato alla Programmazione
e Gestione Offerta Formativa), il Comune della Spezia (Assessorato
alla Cooperazione Internazionale) e la Provincia della Spezia (Assessorato
alla Cultura e alla Cooperazione Internazionale).
E’ in avanzato stato di attuazione il progetto ‘Dialoghi
su un altro pianeta 4. 2001-’02’ promosso da
Progetto Sviluppo e cofinanziato dalla Regione Liguria, dal Comune
di Genova (Assessorato alla Scuola, ai Servizi Educativi e alle
Politiche Giovanili), dalla Provincia di Genova (Assessorato alla
Programmazione e Gestione Offerta Formativa) e dal Comune della
Spezia (Assessorato alla Cooperazione Internazionale).
Si sta infine concludendo il progetto ‘Dialoghi su
un altro pianeta 5. 2002-’03’ promosso da Progetto
Sviluppo e cofinanziato dalla Provincia di Genova (Assessorato alla
Programmazione e Gestione Offerta Formativa).
Complessivamente in sei anni di attività
formativa sono state coinvolte 46 scuole delle
provincie di Genova La Spezia e Savona, quasi tutte con percorsi
pluriennali. Sono state realizzate – nell’ambito dei
suddetti progetti – più di 3.000 ore
di laboratori di educazione alla mondialità.
La selezione degli istituti interessati a un lavoro
di approfondimento sulle tematiche della mondialità è
stata fatta dopo un’indagine piuttosto estesa a livello locale,
avvalendosi in particolare delle segnalazioni ricevute dagli organismi
istituzionali e non presenti sul territorio (Provveditorati, Direzioni
educative dei Comuni, Associazioni, ecc.). Si è optato per
un criterio intermedio che considerasse da una parte una presenza
più allargata possibile sul territorio, e dall’altra
un progressivo radicamento all’interno delle singole realtà
scolastiche prescelte. Alla luce di ciò, in ogni scuola aderiscono
ai progetti mediamente dalle 2 alle 6 classi, in ciascuna delle
quali vengono realizzati cicli di 4-5 incontri di 2 ore ognuno,
per un totale di 8-10 ore per classe.
La prospettiva prioritaria nel medio termine è
di dare continuità agli interventi nelle realtà scolastiche
già conosciute, in particolare in quelle dove gli insegnanti
– dimostrando una forte motivazione – hanno continuato
a indagare sulle suggestioni e gli stimoli emersi, e le molte domande
rimaste aperte nei laboratori. Il lavoro avviato potrà quindi
essere approfondito dilatando la durata dei singoli cicli e, o aumentando
il numero di classi coinvolte in determinate scuole. Tale priorità
non vuole comunque escludere pregiudizialmente – a fronte
di esigenze e richieste specifiche – l’adesione di nuovi
soggetti scolastici e contesti territoriali. |
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|
II.
VERSO UN’EDUCAZIONE ALLA MONDIALITÀ |
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L’educazione
alla mondialità non costituisce una disciplina a sé
stante, né ha tanto meno la presunzione di sostituirsi alle
materie curricolari. E’, al contrario, una struttura
che connette, organizza i nessi, fa emergere e articola
i collegamenti trasversali esistenti – ma non sempre espliciti
– fra i curricula verticali dei diversi insegnamenti. In tal
senso si pone al servizio, integrandola, della didattica tradizionale,
facendo della relazione – tra persone, metodi,
tematiche e discipline – l’orizzonte, il metodo e l'oggetto
della propria ricerca.
In generale l’organizzazione di qualunque percorso formativo
presuppone la predisposizione di sfondi, attività ed esperienze
che consentano al soggetto di acquisire, sviluppare e manifestare
intelligenze e competenze diversificate. In tal senso l’educazione
alla mondialità si caratterizza come una proposta pedagogica,
didattica ed esperienziale organizzata intorno a valori
di fondo e principi operativi in parte
comuni ad ogni educazione in quanto tale, e in parte suoi caratteristici:
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| • |
pensiero
critico, che attraverso la decostruzione di miti e stereotipi,
promuova una pedagogia della resistenza alla passività,
all’alienazione e al conformismo; |
| • |
valorizzazione
delle dinamiche divergenti (in merito a contenuti,
opinioni e differenti espressioni individuali), piuttosto
che del consenso – sia pure a sfondo cooperativo e solidaristico
– quale obiettivo da perseguire a tutti i costi nell’indagine
comune; |
| • |
senso
della complessità, della struttura a rete dei
fenomeni e del loro studio, in un’ottica di approccio
ai problemi di tipo sistemico-relazionale; |
| • |
ricerca e approfondimento di tipo analogico e metaforico
(oltre all’indispensabile messa in comune dei tradizionali
contenuti di tipo storico, politico, economico, statistico,
ecc.), perseguiti anche mediante l’utilizzo di materiali
letterari, figurativi, poetici, musicali, coinvolgendo i vissuti
personali e la sfera emozionale e affettiva; |
| • |
dinamismo identità/alterità, come affermazione
parallela di un sé equilibrato e del riconoscimento
dell’altro, sperimentando un’accettazione non
scontata (e quindi superficiale e ideologica) della differenza,
quanto piuttosto il valore della diversità come sfida
e risorsa da affrontare nel proprio quotidiano: un percorso
dalla chiusura, alla tolleranza, alla convivialità; |
| • |
ottica multiculturale e interculturale, fondata sulla
percezione dell’universalità dei valori dell’essere
umano e – nello stesso tempo – della contingenza
storica delle varie espressioni culturali particolari; |
| • |
allargamento dell’orizzonte esistenziale alla dimensione
planetaria e al senso dell’interdipendenza
di ogni individuo e di ogni popolo: dal localismo, alla prossimità,
alla transnazionalità; |
| • |
contiguità
e intreccio dinamico tra dimensione cognitiva ed esistenziale,
per cui una conoscenza può considerarsi acquisita soltanto
una volta che le sia stato attribuito un senso, un significato
per l’individuo; |
| • |
consapevolezza
della responsabilità e della progettualità
– individuali e sociali – verso il futuro, personale,
di gruppo e di specie; |
| • |
opzione
per la cooperazione piuttosto che per la competizione,
riconoscendo ed elaborando il conflitto, e – attraverso
la distinzione tra aggressività distruttiva o produttiva
– sperimentando la gestione nonviolenta del conflitto
stesso. |
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|
III.
STRATEGIA D’INTERVENTO |
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1. |
Finalità. |
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Educazione
alla diversità, all’interdipendenza, allo sviluppo sostenibile
e alla mondialità. |
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2. |
Obiettivi
specifici. |
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| • |
Educazione
esperienziale all’ascolto, all’accoglienza e alla
relazione con l’altro in quanto uguale e diverso.
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| • |
Addestramento
a una prassi dell’esercizio critico e a un atteggiamento
generale di ricerca e analisi sulla natura, l’origine
e la formazione di generalizzazioni, pregiudizi e stereotipi. |
| • |
Formazione
alla capacità di osservare gli ambienti, esplorare
le tradizioni, avvicinare le espressioni culturali (narrative,
poetiche, letterarie, musicali) e le testimonianze di altri
popoli, mettendo correttamente in relazione tali elementi
propri di ogni cultura. |
| • |
Conoscenza dei meccanismi strutturali all’origine
degli attuali squilibri Nord/Sud e degli strumenti e delle
tecniche per combatterli – ai vari livelli – in
campo culturale, politico, economico e sociale. |
| • |
Promozione di una sensibilità alla partecipazione
e al coinvolgimento, individuale e di gruppo, oltre che –
per gli studenti delle scuole superiori – all’orientamento
professionale e di vita. |
| • |
Acquisizione di una competenza generale all’elaborazione
e gestione del conflitto in modo cooperativo e nonviolento. |
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3. |
Risultati
attesi. |
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Corsi
di aggiornamento con insegnanti e laboratori di educazione alla
mondialità con studenti e insegnanti per un totale di …
ore nel corso di un anno scolastico. |
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4.
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Attività. |
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L’esperienza
laboratoriale attiva dell’educazione alla mondialità
è aperta – per sua natura – a una varietà
estremamente ampia di modalità e tipologie di realizzazione.
Ulteriori elementi di diversificazione dei possibili percorsi di
ricerca – non specifici di questa realtà pedagogica
– sono legati ai vari contesti scolastici,
allargando (e arricchendo) in misura ancor più rilevante
l’orizzonte delle possibilità operative:
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| • |
la
fascia di età; |
| • |
il
tipo di scuola; |
| • |
l’ambiente
e la condizione sociale di provenienza degli alunni; |
| • |
la localizzazione centrale o periferica della scuola rispetto
al nucleo urbano; |
| • |
la presenza e l’inserimento di alunni stranieri nelle
classi, e lo specifico livello di integrazione; |
| • |
la
presenza più o meno rilevante di bambine/i e ragazze/i
con specifiche problematiche psicologiche di carattere affettivo-relazionale
(originate o meno all’interno del contesto familiare); |
| • |
la
presenza di alunni con disabilità di tipo fisico, neurologico
o mentale; |
| • |
le
motivazioni profonde e le aspettative di insegnanti e studenti
che sottostanno a un’esperienza formativa relativamente
innovativa – almeno per alcuni – dal punto di
vista dei contenuti e, soprattutto, dei metodi. |
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| |
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|
Oltre
a queste precondizioni, per così dire, strutturali, occorre
tener conto di altre variabili, direttamente conseguenti alle prime,
o comunque definenti il clima e il livello
di tensione tipici di ogni gruppo classe: |
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| • |
il
grado di attenzione medio e le potenzialità di coinvolgimento; |
| • |
la vivacità intellettuale, il dinamismo e la prontezza
nei collegamenti logici; |
| • |
il contesto relazionale, la maggiore o minore omogeneità
del gruppo, le eventuali tensioni e dinamiche conflittuali,
latenti o esplicite. |
| • |
la presenza di leaders naturali, positivi o negativi. |
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Vanno
infine considerati il retroterra culturale e il bagaglio
teorico specifico già posseduti: |
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| • |
il
lavoro di ricerca già svolto nel passato intorno alle
tematiche della mondialità in generale; |
| • |
l’interesse verso argomenti specifici; |
| • |
l’esistenza
di temi legati ai vissuti personali particolarmente significativi
da sviluppare. |
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Una
così ampia tavolozza di situazioni rende complessa una schematizzazione
puntuale di itinerari didattici di per sé estremamente diversificati
e, comunque, continuamente rivisti e modificati in itinere, nel
tentativo di rispondere – pur all’interno di una programmazione
di massima che, in ogni caso, fa da sfondo integratore e guida operativa
– ai contenuti e alle rappresentazioni emerse lungo il percorso
formativo.
In generale un modulo formativo tipo può
essere strutturato in un ciclo di sette incontri il cui orizzonte
parte dal sé individuale per poi allargarsi progressivamente
all’altro più prossimo, all’alterità più
distante e meno conosciuta, svilupparsi quindi sull’analisi
di alcune dinamiche strutturali di fondo nei rapporti Nord/Sud –
economia, lavoro, ambiente e informazione – per poi concludersi
con una ricerca sulla responsabilità individuale e collettiva,
e gli eventuali comportamenti che potrebbero essere assunti a livello
di singolo o di gruppo.
L’itinerario è costruito come una spirale eccentrica,
con un movimento che va dall’individuo alla specie, dal locale
al globale, dal particolare all’universale, dal già
al non ancora, e si avvale di alcuni criteri di analisi
specifici per le diverse aree di ricerca: |
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| I. |
Identità,
alterità, stranieri, società mondiale –>
approccio antropologico, filosofico e psicologico. |
| II. |
Diritti umani –> approccio politico, storico-geografico
e sociologico. |
| III. |
Meccanismi economici –> approccio economico, sociale
e politico. |
| IV. |
Lavoro
e produzione –> approccio economico, sociale e politico. |
| V. |
Dinamiche
ambientali –> approccio ecologico e sistemico. |
| VI. |
Cultura,
informazione, comunicazione, scienza –> approccio epistemologico. |
| VII. |
Strategie
di resistenza –> approccio etico e politico. |
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Uno
schema generale di un ciclo di laboratori può
allora essere il seguente: |
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| I. |
Introduzione
al tema, partendo dall’identità individuale e
dalla scoperta della presenza affascinante e provocatoria
dell’altro – lo straniero – in quanto simile
e totalmente diverso, sfida e opportunità. Dilatazione
progressiva dello sguardo – con un primo sorvolo –
alla dimensione planetaria. |
| II. |
Apertura sulla problematica generale dei diritti umani, anche
attraverso la presentazione di un’esperienza reale di
vita in un paese del Sud del mondo, in modo da tratteggiare
e incarnare – mediante narrazioni e immagini –
in volti e storie concrete, individuali e collettive, il successivo
lavoro di indagine. |
| III. |
Ricerca partecipata sui meccanismi fondamentali che provocano
gli squilibri tra Nord e Sud del pianeta e sulle loro conseguenze
economiche, politiche, sociali e culturali. |
| IV. |
Ingrandimento
sulle dimensioni produttive e gli interventi di trasformazione
e adattamento del pianeta alle esigenze dei suoi abitanti. |
| V. |
Approfondimento
sulle ricadute ambientali – nello spazio e nel tempo
– dell’attuale modello di sviluppo, per quanto
concerne in particolare il prelievo delle risorse e il degrado
e l’interruzione dei cicli biologici da parte dei sei
miliardi di rappresentanti della specie finora dominante. |
| VI. |
Indagine
– attraverso l’analisi della comunicazione nelle
sue principali manifestazioni – intorno alla problematica
basilare della costruzione dell’identità individuale
e collettiva, ai meccanismi di formazione di generalizzazioni,
pregiudizi e stereotipi, e alle strategie di organizzazione
e controllo del consenso. |
| VII. |
Introduzione
a un’etica della responsabilità che parta da
una presa di coscienza e da un’assunzione culturale
dei problemi, per indagare possibili comportamenti e stili
individuali e collettivi di resistenza alle contraddizioni
dell’attuale modello di sviluppo. Conclusione del percorso
attraverso una perlustrazione dell’esistente e l’elaborazione
comune di proposte collettive originali per costruire dal
basso ipotesi concrete di un’alternativa politica. |
|
|
| |
|
Tale
impianto costituisce un’indicazione generale sugli snodi principali
a cui far riferimento e su cui organizzare un itinerario di ricerca
comune. E’ evidente che per ogni gruppo di insegnanti nei
corsi di aggiornamento o per ogni gruppo classe di ragazze e ragazzi
verrà costruito un percorso specifico a seconda del contesto
sociale, psicologico, relazionale e culturale di partenza, degli
interessi particolari, delle aspettative e delle domande specifiche
e, infine, degli obiettivi formativi che si vorranno conseguire.
In particolare, soprattutto nel caso di gruppi di studenti già
incontrati negli anni precedenti, si potrà decidere prima,
con gli insegnanti – oltre che raccogliendo ulteriore materiale
nel corso del primo incontro con gli stessi ragazzi – su quale
delle sette aree di ricerca approfondire l’analisi comune
o, eventualmente, dedicare l’intero modulo di lavoro.
I singoli laboratori di educazione alla mondialità,
della durata media di 2 ore ciascuno, potranno in circostanze particolari
estendersi fino a 4-5 ore (necessarie – ad esempio –
per alcuni giochi di simulazione o di ruolo particolarmente complessi
e coinvolgenti). Per ogni classe l’insieme di 4-7 o anche
più incontri costituirà un modulo concluso, secondo
i criteri esposti nei paragrafi ‘il metodo’ e ‘i
contenuti’.
Uno schema generale di un laboratorio tipo di educazione
alla mondialità potrebbe essere il seguente:
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| 1. |
‘Rompighiaccio’:
un fatto di cronaca, un episodio storico, un testo poetico
o letterario che crei il clima, innalzi la ‘temperatura’
dell’aula, staccando e isolando l’ambiente e il
gruppo da quanto successo appena fuori e appena prima del
setting formativo e, nello stesso tempo aiuti la concentrazione
sul compito. |
| 2. |
Inquadramento e impostazione generale del tema
attraverso la presentazione di un fatto paradigmatico (o anche
utilizzando il materiale iniziale) che funga da caso di studio
e di riferimento per il lavoro successivo |
| 3. |
Laboratorio centrale costruito attraverso una tecnica
interattiva (vedi il paragrafo su ‘metodologie e tecniche’),
utilizzando variamente le dinamiche relazionali e i processi
produttivi del lavoro individuale, a sottogruppi e in plenaria. |
| 4. |
Restituzione
o ‘gioco’ in plenaria del lavoro elaborato a gruppi. |
| 5. |
Discussione
guidata con tecniche varie sui materiali emersi, al fine
di approfondire collettivamente l’analisi, elaborando
mappe concettuali e linee direttrici. |
| 6. |
Sintesi
critica attraverso un frontale dialogato in modo
da confrontare ed elaborare a un livello superiore quanto
emerso dalle conoscenze pregresse dei partecipanti, dalla
ricerca comune e dalle competenze specifiche del conduttore. |
| 7. |
Gioco
fisico che rappresenti e approfondisca, attraverso il
corpo, il concetto centrale, il punctum del laboratorio. Per
il suo valore metaforico e per il grado di coinvolgimento
che provoca può essere collocato in qualsiasi momento
dell’incontro, potendolo addirittura utilizzare, in
alcuni casi, quale tecnica centrale del laboratorio. |
| 8. |
Provocazione
di chiusura che richiami quella da cui si è
partiti e faccia risuonare la suggestione iniziale alla luce
della ricerca realizzata, delle acquisizioni concettuali ed
emotive sperimentate, dei percorsi ipotetici di cambiamento.
Può essere un brano musicale, un’immagine, un
frammento poetico, un koan, ecc. |
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La
periodicità dei singoli incontri è
variabile, considerando un massimo di due incontri alla settimana.
L’esperienza fatta finora ha dimostrato come una cadenza settimanale
risulti quella ideale, in modo da dare il tempo di elaborare quanto
si è sperimentato e prepararsi al momento successivo. Una
tale frequenza inoltre, presenta minori problemi organizzativi per
i vari istituti (scuole medie e superiori in particolare), dal momento
che, fissando gli incontri ogni settimana alla stessa ora, possono
partecipare ai laboratori sempre gli stessi insegnanti referenti
del progetto. |
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5.
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Fattori
esterni. |
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La
realizzazione del progetto non comporta rischi che possano comprometterne
lo svolgimento, ed è per sua natura notevolmente flessibile
e adattabile quanto a luoghi, modalità e tempi di esecuzione,
senza che ne siano intaccati carattere, finalità e obiettivi
specifici. |
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|
IV.
REALIZZAZIONE DELL’INTERVENTO |
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Ogni
processo educativo, in generale, è portatore – consapevolmente
o meno – di una visione del mondo, e si esprime su tre piani
intimamente correlati e interdipendenti: la relazione,
il metodo e i contenuti. In questo
senso risulta normalmente inutile – e di solito controproducente
– agire su uno solo degli aspetti trascurando gli altri.
Se questo è vero sempre, a maggior ragione vale nell’educazione
alla mondialità, dove la relazione che si crea nel gruppo
e il comune atteggiamento di ricerca – pur senza escludere
la comunicazione di contenuti specifici – divengono paradigmatici
del rifiuto di quelle dinamiche di dominio
e di violenza tipiche dei rapporti Nord/Sud, e soprattutto –
in positivo – un modello e uno stile di lavoro basati sulla
cooperazione e il dialogo.
Investendo inoltre tali tematiche più di altre il piano affettivo
ed esistenziale, una ricerca comune e partecipata diviene percorso
ineludibile al fine di perseguire quella maturazione della
responsabilità e degli atteggiamenti che è
obiettivo finale e compiuto di tale avventura intellettuale.
Contenuti, metodi e relazioni, allora, se da una parte operano una
critica sui comportamenti individuali e sociali, dall’altra
si pongono nell’orizzonte del loro cambiamento,
anche con l’assunzione – in modo del tutto libero –
di impegni specifici nel campo delle problematiche Nord/Sud, come
singoli e come gruppo. |
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1.
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La
relazione. |
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La
scelta metodologica di fondo basata su una condivisione
dei saperi e delle esperienze piuttosto che su una concezione
verticale e depositaria di contenuti da parte di un esperto nei
confronti di chi dovrebbe fare prevalentemente da contenitore e,
in particolare, i giochi e le tecniche utilizzate in aula, pongono
la relazione al centro e al vertice del percorso formativo: è
la classe – in quanto insieme di soggetti e di relazioni –
a sperimentare direttamente quelle dinamiche tipiche nei rapporti
di potere fra Nord e Sud del mondo, tra garantiti ed esclusi. Rivestono
in questo senso particolare rilevanza le tecniche interattive di
comunicazione, insieme a quelle di dinamica di gruppo e ai giochi
di ruolo e di simulazione.
Sotto l’aspetto della relazione – come e più
ancora che sotto quello metodologico – si rende evidente come
l’educazione alla mondialità sia un’esperienza
nel senso più pregnante del termine, piuttosto che una semplice
acquisizione di dati e contenuti svincolati dal vissuto e dalla
partecipazione del singolo.
In tale quadro la presenza di bambine/i e ragazze/i stranieri
è – in generale – sempre un’opportunità
(al punto da poter essere considerata criterio preferenziale di
selezione nei confronti di un gruppo classe), sia nel caso di un’integrazione
ormai avvenuta (talvolta da tempo), sia quando si tratti di un recentissimo
inserimento: il confronto con lo ‘straniero’ (sociologicamente)
è una straordinaria occasione per prendere coscienza dello
straniero, del diverso che ciascuno porta in sé,
riconoscerlo e assumerlo come parte integrante della propria personalità
e della comunità sociale in genere. La stessa dinamica agisce
e risulta formativamente significativa per ogni differenza riconosciuta
all’interno del gruppo, fino alla presa di coscienza che ogni
individuo è tale, ha valore ed è socialmente legittimato
proprio in quanto portatore di diversità.
Il passo immediatamente successivo è allora il rendersi conto
che se ciascuno è unico e la sua diversità è
un valore assoluto, allo stesso modo ognuno porta in sé la
nostalgia, il desiderio, il bisogno e l’attesa dell’incontro
con l’altro al fine di integrare e completare la propria umanità.
Tutto questo può essere indagato, elaborato e condiviso attraverso
il gioco e i laboratori interattivi. Ciò non toglie che possa
anche emergere o confermarsi il rifiuto: accettarlo sarà
la riprova dell’effettiva genuinità di una relazione
educativa liberante, che non vuole coartare chi non è ancora
affettivamente pronto a uscire dal sé e dalle sue difese.
In questo senso, il rispetto dei tempi e dei percorsi interiori
dell’altro è presupposto ineludibile per un’educazione
realmente nonviolenta. Il nucleo di ogni didattica rispettosa dell’identità
dell’altro non consiste infatti tanto nelle risposte (sia
di tipo contenutistico che riferite ai comportamenti) – in
particolare se ideologiche e fornite per compiacere le presunte
attese del formatore/educatore – quanto nel porre/rsi le domande
giuste in modo critico e cosciente, anche se ciò può
comportare (ed è anzi auspicabile) un non allineamento delle
posizioni cognitive ed esistenziali di ciascuno. |
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2.
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Il
metodo. |
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Alla
luce di ciò la metodologia seguita non può che percorrere
un itinerario di problematizzazione e di ricerca comune, piuttosto
che una trasmissione verticale e manipolante di contenuti, secondo
un modello educativo tipico – “vedere, giudicare,
agire” – che parta, appercettivamente, dal
vissuto particolare per cogliere i nessi generali, in modo da prendere
progressivamente coscienza della complessità e della totale
interrelazionalità dei fenomeni e delle situazioni.
Il ribaltamento dello schema verticale consueto docente –>
discente fa sì che l’esperienza educativa
sia reciproca e circolare: nessuno educa nessuno,
ciascuno educa a partire dall’altro, perlustrando itinerari
critici e problematizzanti che sfuggano alle tentazioni estreme
dell’educazione autoritaria o dell’autoeducazione priva
di riferimenti e orientamenti di fondo. La comunicazione di contenuti
teorici e testimonianze individuali diviene quindi prolusione a
un’esperienza dialogica ed elaborativa in cui ciascuno, con
pari dignità ed opportunità, contribuisce con materiali,
idee ed esperienze personali.
Tale prassi mira dunque a non “generare cittadini prevedibili”
che si pongano quelle “domande illegittime” la cui risposta
è già definita, quanto invece a costruire ed elaborare
insieme le domande legittime, realmente aperte,
grazie alle quali l’educazione alla mondialità coglie
la sua finalità esistenziale e politica.
Per realizzare tali finalità vengono utilizzate alcune strategie
pedagogiche preferenziali, che costituiscono lo sfondo
metodologico (e quindi innanzitutto valoriale) di un’educazione
alla mondialità intesa come percorso e processo, piuttosto
che come prodotto acquisito e posseduto (sia pure di contenuti ‘alti’):
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| • |
una
pedagogia della decostruzione, dello smontaggio critico
dei materiali proposti o emersi dal confronto in aula, dello
smascheramento di falsi assunti percepiti come obiettivi e
scontati, di generalizzazioni, stereotipi, idee mitiche e
pregiudizi di comune accezione; |
| • |
una pedagogia narrativa e dell’ascolto, che
recuperi – attraverso il tempo lento del raccontarsi
e del raccontare – la voce e le voci occultate dal fracasso,
dall’agitazione, dal disordine di stili di vita vorticosi
e alla ricerca di scopi e finalità oramai non più
pregiudizialmente dati; |
| • |
una pedagogia dei gesti, dell’agire comunicativo,
della globalità dei linguaggi, dove il pensiero logico,
il ragionamento intellettuale è solo una delle forme
del dialogo tra le persone, dialetticamente correlata alle
altre espressioni comunicative tipiche di ogni cultura quali
la poesia, le immagini, la musica, le espressioni corporee...; |
| • |
l’analisi critica dei fenomeni, il perlustrare –
da nomadi – i grandi racconti dell’umanità,
come anche le storie e le biografie personali, e l’ampliare
le possibilità ricettive e dialettiche dell’individuo,
sono in fondo percorso privilegiato verso una pedagogia
della resistenza all’omologazione all’unica
cultura dominante a livello planetario e, soprattutto, resistenza
attiva verso l’elaborazione di possibilità di
pensiero, azione e relazione realmente alternativi, in quanto
indagati e sperimentati autonomamente e originalmente dall’individuo
e dal gruppo. |
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Il
gioco – nel suo significato più ampio
e pregnante – costituisce invece la modalità metodologica
privilegiata di apprendimento (nel bambino come nell’adulto),
sia dal punto di vista teorico che operativo. Vanno sottolineati
in particolare due dinamiche di fondo in merito alle potenzialità
cognitive del ludus nell’educazione alla mondialità:
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| • |
il gioco è divertimento e, in quanto tale comporta
di-versione dagli schemi intellettuali, fisici, emotivi
e relazionali abituali, accompagnando spontaneamente la persona
attraverso percorsi interiori divergenti e, di conseguenza,
potenzialmente originali; |
| • |
il gioco coinvolge l’integralità (corporea,
mentale, affettiva e spirituale) della persona e,
comportando per questo un considerevole reclutamento e impiego
delle energie disponibili, risulta fortemente coinvolgente
e di grande rilevanza esistenziale dal punto di vista formativo
(al di là delle conclusioni ideali e degli atteggiamenti
esistenziali assunti dall’individuo). |
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Vanno
infine considerati alcuni elementi metodologici e
operativi specifici: |
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| • |
l’assoluta libertà di partecipazione, manifestata
– ad esempio – nel diritto di non fare, di non
dire, o di poter intervenire in qualsiasi momento per domandare
o esprimere contenuti o sentimenti; |
| • |
la
percezione di trovarsi in un setting di tipo laboratoriale,
in una situazione protetta quindi, ove ciascuna persona, per
quanto possibile, è invitata a sospendere il giudizio
e la corrispondente paura di essere giudicata; |
| • |
il
non dover sottostare ad una valutazione finale di tipo tradizionale.
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Ogni
modulo di 4-7 (o anche più) incontri è organizzato
su un modello generale – provocazione, problematizzazione,
approfondimento, conclusioni e orientamento operativo – che
informa pure la dinamica strutturale interna dei singoli laboratori.
Le metodologie e le tecniche utilizzate
se da un lato stimolano la partecipazione di ognuno, dall’altro
promuovono l’attivazione e il coinvolgimento delle potenzialità
emozionali e creative che elaborano i dati e le conclusioni provvisorie
del pensiero logico formale. Indicativamente, pur appartenendo molte
tecniche interattive a più di un ambito, si può schematizzare
una suddivisione in alcune classi generali: |
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| • |
laboratori di discussione e tecniche interattive; scrittura
collettiva; |
| • |
tecniche
di schematizzazione, decostruzione e analisi di problemi;
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| • |
giochi
di ruolo; |
| • |
giochi
di simulazione; |
| • |
tecniche
di elaborazione progettuale e strategica; problem solving;
|
| • |
giochi
verbali e di educazione all’ascolto; |
| • |
laboratori
di dinamica di gruppo; |
| • |
elementi
e tecniche di comunicazione; analisi dei media; |
| • |
esperienze e modelli di gestione cooperativa e nonviolenta del
conflitto; |
| • |
giochi fisici ed esperienze sensoriali. |
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Inoltre,
a supporto di specifici contenuti o laboratori, vengono anche utilizzati
mezzi audiovisivi: |
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diapositive,
fotografie; |
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brevi video; |
| • |
brani di musica etnica. |
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Infine,
nelle scuole dove è tecnicamente realizzabile per la presenza
di un’aula informatica con collegamento a Internet,
parte di un incontro può essere dedicato alla esemplificazione
di percorsi guidati su portali e siti Web inerenti alle tematiche
Nord/Sud.
Sia in gruppi già formati (classi) sia, eventualmente, costituiti
ad hoc (nel caso dei corsi di aggiornamento per insegnanti),
il numero massimo di partecipanti è
di 25-30, collocandosi idealmente intorno alle 18-24 persone.
Gli insegnanti – anche al di fuori degli
specifici corsi di aggiornamento – sono invitati (come anche
i direttori d’istituto e i presidi) a partecipare
agli incontri, su un piano di parità e lavoro comune con
gli alunni. |
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3.
|
I
contenuti. |
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Come
già anticipato nel capitolo sulle ‘attività’
risulta estremamente difficile ma, soprattutto, sarebbe profondamente
in contraddizione con gli assunti filosofici e le finalità
operative di un’autentica educazione alla mondialità,
oltre che non rispettoso verso la specificità delle persone
cui ci si rivolge, definire e dettagliare nei particolari un percorso
didattico rigido da applicare con minime variazioni ai vari contesti
umani e formativi.
Risulta d’altra parte altrettanto indispensabile individuare
alcune aree di ricerca, alcuni ambiti o nuclei
tematici cardine, su cui far ruotare il lavoro comune. Degli infiniti
schemi concettuali e combinazioni possibili, se ne possono considerare
in particolare sette (corrispondenti ai sette incontri di un modulo
formativo tipico): |
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| I. |
Identità,
alterità, stranieri, società mondiale. |
| II. |
Diritti umani. |
| III. |
Meccanismi economici. |
| IV. |
Lavoro
e produzione. |
| V. |
Dinamiche
ambientali. |
| VI. |
Cultura,
informazione, comunicazione, scienza. |
| VII. |
Strategie
di resistenza. |
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All’interno
di ciascuna area possono essere individuate una o più isole
tematiche che delimitano un gruppo più o meno numeroso
di questioni e problematiche specifiche. Un’isola tematica
o un gruppo di isole può, di per sé, costituire il
titolo e il materiale di un modulo compiuto. |
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I.
Identità • alterità • stranieri •
società mondiale. |
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| • |
società multietnica - etnia •
razza - tribù • clan • popolo • nazione
• stato - occidentalizzazione del mondo - etnocentrismo
• eterofobia • razzismo - minoranze • popoli
indigeni - diversità • differenza • diseguaglianza
• pari opportunità |
| • |
mondialità
- localismo • nazionalismo • regionalismo •
federalismo - delega • partecipazione • democrazia
- imperialismo • triadizzazione • mondo multipolare
- organismi internazionali • ONU |
| • |
emigrazioni
- crescita demografica • speranza di vita • invecchiamento
della popolazione - flussi migratori contemporanei •
diaspore • profughi • rifugiati - immigrazione
a Genova • in Liguria • in Italia • saldo
naturale e migratorio - abbandono delle campagne • urbanizzazione
• metropoli • megalopoli - esclusione •
homeless |
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II.
Diritti umani. |
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| • |
diritti delle persone • delle minoranze
• dei popoli - diritti civili • sociali •
politici • sindacali • religiosi - empowerment |
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|
III.
Meccanismi economici. |
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• capitalismo •
accumulazione • competizione • economia di mercato -
colonialismo • decolonizzazione • neocolonialismo -
neoliberismo • pensiero unico
• sviluppo sostenibile -
PIL • ISU - crescita • sottosviluppo - marginalizzazione
• dipendenza • self-reliance • sganciamento -
cooperazione - economia informale - socialismo - Agenda 21
• commercio Nord-Sud •
materie prime • scambio ineguale - sistema mondiale della
droga - società transnazionali - UE • NAFTA •
MERCOSUR • ASEAN • APEC - globalizzazione del commercio
• MAI • WTO
• globalizzazione •
privatizzazione • deregolamentazione • liberalizzazione
• finanziarizzazione dei mercati • speculazione •
Borsa • Tobin Tax - debito • FMI • BM •
politiche di aggiustamento strutturale
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IV.
Lavoro e produzione. |
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• agricoltura •
terre coltivabili • irrigazione • meccanizzazione •
monocolture • allevamenti • carne • cereali -
autoproduzione • colture per l’esportazione - conservazione
e degrado del suolo • semi • fertilizzanti • pesticidi
- rivoluzione verde - bioagricoltura • organismi geneticamente
modificati - distribuzione • prodotti e cibi del Sud
• lavoro e produzione -
rivoluzione industriale • divisione internazionale •
integrazione • automazione • globalizzazione •
delocalizzazione - zone economiche speciali • maquiladoras
• lavoro forzato • schiavitù - multinazionali
• codici di condotta - Sistema delle Preferenze Generalizzate
• clausole sociali • clausole ambientali - lavoro femminile
- lavori atipici • lavoro interinale • telelavoro •
sottoccupazione • disoccupazione mondiale
• bambini - lavoro minorile
• schiavitù - bambini di strada - turismo e sfruttamento
sessuale - mercato delle adozioni internazionali - mercato degli
organi
• povertà - povertà
assoluta - malnutrizione • denutrizione • aiuti alimentari
- malattie • dissenteria • malaria • tubercolosi
• AIDS • pandemie
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V.
Dinamiche ambientali. |
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• fonti energetiche esauribili
• crisi energetica - fossili • petrolio • carbone
• gas naturale - nucleare • centrali • scorie
radioattive - fonti rinnovabili • legna • eolico •
geotermia • biomasse • biogas • fotovoltaico
• risorse minerarie •
metalli • noduli polimetallici
• degrado dell’ambiente
- cicli biologici - atmosfera • inquinamento • gas ed
effetto serra • buco nello strato di ozono • piogge
acide - acqua • consumi • inquinamento delle falde •
siccità • dighe • conflitti per l’acqua
- deforestazione • desertificazione • erosione •
perdita del suolo - mare • pesca • acquacoltura •
eutrofizzazione - rifiuti urbani • industriali • radioattivi
• raccolta differenziata • riciclaggio • recupero
- uniformità genetica • perdita di biodiversità
• banche dei geni
• sviluppo ecologicamente sostenibile - impronta
ecologica
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VI.
Cultura • informazione • comunicazione • scienza |
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• educazione - memoria
• scuola - analfabetismo • dispersione scolastica -
pedagogia popolare - acculturazione • inculturazione •
genocidio culturale - relativismo culturale • multiculturalità
• interculturalità
• informazione - rappresentazioni
del mondo • proiezione di Mercatore • Peters •
Eckert IV. - media • agenzie di stampa mondiale • omogeneizzazione
• tecnologia informatica
- trasmissione via cavo - telefonia mobile - satelliti - reti globali
• autostrade informatiche • Internet - controllo •
democrazia
• trasporti - automobile
¬• traffico • trasporto su strada - ferrovia •
alta velocità - navigazione interna • attività
marittime - aeronautica - consumi energetici • inquinamento
acustico • emissioni • effetti ambientali
• turismo internazionale
- flussi turistici • entrate valutarie - contaminazioni culturali
• ricadute ambientali - turismo responsabile
• scienza e tecnologia -
ricerca e sviluppo - biotecnologie • organismi geneticamente
modificati • brevetti • trasferimenti tecnologici -
informatizzazione
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VII.
Strategie di resistenza. |
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• conflitto - aree geopolitiche
calde del pianeta - dottrina della sicurezza nazionale • nuovo
ordine mondiale • NATO - guerra • guerre civili - produzione
• commercio delle armi • chimiche • biologiche
• nucleari • laser - mine antiuomo • bambini •
handicap - rifugiati - gestione nonviolenta del conflitto - obiezione
di coscienza • disarmo • difesa popolare nonviolenta
• economia informale - reti
di scambio - banche delle risorse - banche del tempo
• consumi - consumo critico
- commercio equo e solidale • marchi di garanzia - campagne
di denuncia • pressione • boicottaggio • embargo
- obiezione bancaria • risparmio e finanza etica • banca
etica
• cooperazione governativa
e non governativa - aiuti • interventi di emergenza - organizzazioni
non governative • partenariato • cooperazione decentrata
- progetti e programmi di cooperazione popolare - microcredito
• strategie di rete - strategia
e rete lillipuziana - movimento internazionale dei lavoratori -
scioperi internazionali
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Infine
un tema generale (‘generatore’),
un argomento circoscritto e specifico, potrà costituire il
nucleo concettuale di fondo dal quale partire al fine di perlustrare
itinerari diversificati (e quindi costitutivamente imprevedibili),
a seconda delle emergenze specifiche dei vari gruppi classe. Tale
processo potrà realizzarsi utilizzando qualsiasi materiale
disponibile, sia teorico, sia relativo alle dinamiche di gruppo
createsi all’interno del laboratorio: elementi di questo tipo
si rivelano particolarmente significativi, oltre che facilmente
fruibili, quali modelli delle relazioni tra Nord e Sud del mondo.
Nella scelta di tale nocciolo tematico risulta fondamentale partire
da argomenti e situazioni in qualche modo vicini alla realtà
quotidiana delle ragazze, dei ragazzi o degli insegnanti coinvolti
nei laboratori, secondo una metodologia appercettiva
che perlustri il lontano a partire da ciò che è abituale,
consueto, per scoprire quanto di attiguo, simile, conosciuto, vi
è in ciò che a prima vista appare distante, diverso,
straniero, e quante e di quali rilevanza siano le relazioni fra
di essi.
Ogni piccolo gruppo – al di là della sua maggiore o
minore coesione e integrazione – manifesta un’ampia
gamma di meccanismi relazionali (in merito – per esempio –
a identità/differenza, inclusione/esclusione, leadership,
pressione di conformità, conflitto, ecc.) che – per
quanto riferiti a un contesto di modeste dimensioni – riproducono
gli stessi meccanismi dei rapporti globali, e possono dimostrare
direttamente, in forma esperienziale, quanto potrebbe essere esposto
(abbassando fortemente il profilo didattico e l’impatto a
livello di apprendimento) attraverso una lezione frontale tradizionale.
Il modello cognitivo che informa tale metodologia didattica è
quello della circolarità dei saperi specialistici
e del loro continuo interrelazionarsi; si tratta di un modello di
contenuti a rete, per il quale gli argomenti e le rappresentazioni
emersi all’interno delle stesse classi possono essere strutturati
in mappe concettuali che organizzano i vari temi specifici in isole
tematiche (in cui soggetti affini sono raggruppati e organizzati
tra loro) a partire da ognuna delle quali si può arrivare
a qualunque altra.
Anche tale modello di sapere – in cui sia la struttura dei
contenuti, sia la loro fruizione sono collocate su un piano di non
predominio di una disciplina specialistica o di determinati temi
– è paradigmatico di quelle dinamiche cooperative che
dovrebbero informare le relazioni tra persone e comunità
di appartenenza.
Oltre e insieme alla proposta e all’indagine su dati e contenuti
di carattere storico, politico, economico e sociale, l’accostamento
a materiali provenienti da tradizioni altre rispetto
a quella occidentale (e italiana in particolare) ne costituisce
l’indispensabile sfondo integratore.
L’intreccio e la compenetrazione tra contenuti letterari,
testimonianze individuali e collettive e analisi scientifiche manifesta,
nella sua natura, quella visione a tutto tondo della persona umana
e quell’ottica ecologica (o sistemica)
in cui ogni problema è colto ed elaborato a partire dall’infinita
rete di connessioni con ogni altro. In tal senso la trasversalità
e l’interdisciplinarietà delle proposte tematiche,
appaiono come l’unico – proprio in quanto aperto –
percorso possibile per fare una effettiva educazione alla mondialità.
Si parte allora dalle testimonianze individuali, allargando progressivamente
la visione alle grandi narrazioni dei popoli e delle civiltà
storiche, con un’attenzione particolare – ma non esclusiva
– al subcontinente latinoamericano e alle grandi culture precolombiane.
Rientrano in questo ambito gli antichi miti fondanti, le espressioni
poetiche, popolari e colte, le fiabe, i testi letterari, in un continuo
andirivieni dal particolare all’universale, dal locale al
globale, dall’attualità alle origini e viceversa.
Impalcatura di fondo è una pedagogia narrativa che
aiuti a decostruire i testi e le narrazioni, in modo da far emergere
l’universalità valoriale che accomuna le donne e gli
uomini di ogni luogo e di ogni tempo, pur nella particolarità
storica delle differenti espressioni locali e temporali: solo attraverso
itinerari multiculturali è percorribile un’ipotesi
di interculturalità.
Occorre infine rilevare come il percorso formativo proposto, pur
trovando la sua base teorica e concettuale su dati e contenuti scientifici,
utilizza però allo stesso tempo materiali ed esperienze derivati
dall’attività professionale del conduttore nel campo
della cooperazione internazionale, in particolare
in progetti integrati di cooperazione popolare decentrata, e dalla
conoscenza diretta delle realtà sociali, politiche, storiche,
economiche e culturali del Salvador (America Centrale) e di Cuba.
In questo senso l’unico momento di comunicazione di contenuti
esplicitamente frontale riguarda proprio la presentazione –
anche attraverso diapositive – delle realtà attuali
dei due paesi (a partire – per El Salvador – dall’evento
centrale della guerra civile), nel contesto del secondo incontro
di un modulo formativo tipico, quello dedicato ai diritti umani.
Anche in questo caso però utilizzando (a parte la comunicazione
di pochi dati essenziali), una metodologia di tipo narrativo, di
rilevante impatto e coinvolgimento emozionale. |
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4.
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Monitoraggio. |
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Viene
eseguito in itinere da insegnanti, direttori didattici
e presidi delle scuole coinvolte, soprattutto nelle classi che hanno
partecipato a più di un modulo.
Dal punto di vista educativo occorre sottolineare la necessità
di raggiungere obiettivi formativi diversificati
(sia a livello di contenuti che di relazioni) che non rispondano
né a un’aspettativa prestabilita e standardizzata (e
per questo decontestualizzata e irreale), né alle specifiche
attese degli insegnanti nel caso dei laboratori con i ragazzi (inserite
perciò in una circolarità obbligata di aspettative/previsioni
confermate e autoalimentantisi, che rischiano di svolgere un compito
di rinforzo verso il ruolo – o copione – esistenziale
e relazionale assunto dal singolo e dal gruppo classe, e confermato
dal sistema di rapporti ‘giocato’ quotidianamente).
L’ottica
è quindi quella di un modello formativo e di apprendimento
centrato sulla persona, sui tempi individuali e le facoltà
interne di autoapprendimento. Inoltre, il grado e la qualità
di acquisizione di quanto elaborato in gruppo, vanno riferiti alla
capacità del soggetto di utilizzare quanto appreso al di
fuori del contesto didattico. |
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5.
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Valutazione. |
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Si
riferisce al progetto nella sua articolazione complessiva e considera,
oltre agli effetti immediati, gli impatti più generali e
nel medio periodo. E’ compito del personale e degli uffici
tecnici competenti della Regione Liguria e delle Istituzioni e degli
Organismi coinvolti, secondo le modalità e i tempi da essi
stabiliti. |
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V.
CAMPO D’AZIONE E SOGGETTI COINVOLTI |
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1. |
Localizzazione. |
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Scuole
elementari, medie inferiori e istituti di istruzione secondaria
superiore delle provincie di Genova, Savona e La Spezia. |
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2.
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Durata. |
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Il
progetto copre un arco di tempo di circa … mesi nell’anno
scolastico 2004-‘05. E’ strutturato in 10 incontri settimanali
di 2 ore l’uno, mediamente, per … settimane circa, per
un totale, complessivamente, di … ore. |
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3.
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Beneficiari
diretti. |
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Studenti
e insegnanti delle scuole coinvolte. Il numero non può essere
definito a priori dovendo necessariamente stabilire in
itinere – a seconda delle richieste da parte delle scuole
– quanti moduli formativi destinare ai corsi di aggiornamento
per gli insegnanti e quanti agli interventi diretti nelle classi.
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4.
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Beneficiari
indiretti. |
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Famiglie,
reti amicali e comunità locali di appartenenza dei soggetti
coinvolti in prima persona. |
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5.
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Interlocutori. |
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Progetto
Sviluppo.
Sovrintendenza scolastica regionale per la Liguria.
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Scuole
potenzialmente coinvolgibili: |
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Genova.
Scuola elementare ‘E. A. D’Albertis’
Scuola elementare ‘D. Ferrero’
Scuola elementare ‘D. Alighieri’
Scuola elementare ‘G. Daneo’
Scuola elementare ‘C. Battisti’
Scuola elementare ‘XII ottobre’
Scuola media ‘S. Quasimodo’
Scuola media ‘D. Alighieri’
Istituto comprensivo di Pontedecimo
Scuola media ‘P. Gaslini’
Scuola media ‘U. Foscolo’
Scuola media ‘San Pier d’Arena’
Istituto comprensivo ‘San Francesco da Paola’
Scuola media ‘A. Gastaldi’
Scuola media ‘L. Milani • C. Colombo’
Scuola media ‘A. Bertani • J. Ruiffini’
Scuola media ‘A. d’Oria’
Scuola media ‘G. Parini’
Scuola media ‘L. Cambiaso’
Scuola media ‘A. Usodimare’
Scuola media ‘M. Boccanegra’
Liceo classico ‘C. Colombo’
Liceo linguistico ‘G.Deledda’
Istituto magistrale ‘P. Gobetti’
Liceo artistico ‘N. Barabino’
Liceo artistico ‘P. Klee’
Liceo scientifico ‘G. D. Cassini’
Liceo scientifico ‘Leonardo da Vinci’
Istituto secondario superiore ‘Vittorio Emanuele II •
J. Ruffini’
Istituto secondario superiore ‘L. Einaudi • G. Casaregis’
Istituto tecnico commerciale ‘C. Rosselli’
Istituto tecnico industriale e commerciale ‘E. Majorana’
Istituto tecnico industriale ‘I. Calvino’
Istituto professionale per l’industria e l’artigianato
‘A. Meucci’
•
La
Spezia.
Istituto
comprensivo di Portovenere ‘G. Di Giona’
Liceo
classico ‘L. Costa’
Istituto magistrale ‘G. Mazzini’
Istituto tecnico commerciale ‘A. Fossati’
Istituto tecnico per geometri ‘V. Cardarelli’
•
Savona.
Scuola
media ‘M. M. Ollandini’ [Alassio]
Scuola media ‘G. A. Aycardi • C. A. Ghiglieri’
[Finale Ligure]
Scuola media ‘Giovanni XXIII’ [Spotorno]
Scuola media ‘S. Pertini’
Liceo
scientifico ‘A. Issel’ [Finale Ligure]
Liceo linguistico ‘G. Della Rovere’
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Il
costo dell’intervento a carico dell’Istituto copre esclusivamente
le spese per la formazione laboratoriale, e corrisponde a 52 euro
(lordi) all’ora, per un totale di … euro. |
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