Progetti nel sud del mondo e interventi di formazione in Italia per un futuro di giustizia e sviluppo sostenibile
 
 
  Scuole elementari, medie inferiori e istituti di istruzione secondaria superiore delle province di Genova, Savona e La Spezia.
 
  Educazione alla diversità, all’interdipendenza, allo sviluppo sostenibile e alla mondialità.
 
  Educazione esperienziale all’ascolto, all’accoglienza e alla relazione con l’altro in quanto uguale e diverso.
Addestramento a una prassi dell’esercizio critico e a un atteggiamento generale di ricerca e analisi sulla natura, l’origine e la formazione di generalizzazioni, pregiudizi e stereotipi.
Formazione alla capacità di osservare gli ambienti, esplorare le tradizioni, avvicinare le espressioni culturali (narrative, poetiche, letterarie, musicali) e le testimonianze di altri popoli, mettendo correttamente in relazione tali elementi propri di ogni cultura.
Conoscenza dei meccanismi strutturali all’origine degli attuali squilibri Nord/Sud e degli strumenti e delle tecniche per combatterli – ai vari livelli – in campo culturale, politico, economico e sociale.
Promozione di una sensibilità alla partecipazione e al coinvolgimento, individuale e di gruppo, oltre che – per gli studenti delle scuole superiori – all’orientamento professionale e di vita.
Acquisizione di una competenza generale all’elaborazione e gestione del conflitto in modo cooperativo e nonviolento.
 
 

L’esperienza laboratoriale attiva dell’educazione alla mondialità è aperta – per sua natura – a una varietà estremamente ampia di modalità e tipologie di realizzazione: i vari contesti scolastici, il clima e il livello di tensione tipici di ogni gruppo classe, il retroterra culturale e il bagaglio teorico specifico già posseduti.
Risulta pertanto complesso proporre una schematizzazione puntuale di itinerari didattici di per sé estremamente diversificati e, comunque, continuamente rivisti e modificati in itinere, nel tentativo di rispondere – pur all’interno di una programmazione di massima che, in ogni caso, fa da sfondo integratore e guida operativa – ai contenuti e alle rappresentazioni che emergono lungo il percorso formativo.

In generale, un modulo formativo tipo può essere strutturato in un ciclo di sette incontri il cui orizzonte parte dal sé individuale per poi allargarsi progressivamente all’altro più prossimo, all’alterità più distante e meno conosciuta, svilupparsi quindi sull’analisi di alcune dinamiche strutturali di fondo nei rapporti Nord/Sud – economia, lavoro, ambiente e informazione – per poi concludersi con una ricerca sulla responsabilità individuale e collettiva, e gli eventuali comportamenti che potrebbero essere assunti a livello di singolo o di gruppo.

I singoli laboratori, della durata media di 2 ore ciascuno, possono in circostanze particolari estendersi fino a 4-5 ore (necessarie – ad esempio – per alcuni giochi di simulazione o di ruolo particolarmente complessi e coinvolgenti). Per ogni classe l’insieme di 4-7 o anche più incontri - con cadenza settimanale - sostituisce un modulo concluso.

 
 
La metodologia seguita percorre un itinerario di problematizzazione e di ricerca comune, piuttosto che una trasmissione verticale e manipolante di contenuti, secondo un modello educativo tipico – “vedere, giudicare, agire” – che parte, appercettivamente, dal vissuto particolare per cogliere i nessi generali, in modo da prendere progressivamente coscienza della complessità e della totale interrelazionalità dei fenomeni e delle situazioni.

Il ribaltamento dello schema verticale consueto docente - discente fa sì che l’esperienza educativa sia reciproca e circolare: nessuno educa nessuno, ciascuno educa a partire dall’altro, perlustrando itinerari critici e problematizzanti che sfuggono alle tentazioni estreme dell’educazione autoritaria o dell’autoeducazione priva di riferimenti e orientamenti di fondo. La comunicazione di contenuti teorici e testimonianze individuali diviene quindi prolusione a un’esperienza dialogica ed elaborativa in cui ciascuno, con pari dignità ed opportunità, contribuisce con materiali, idee ed esperienze personali.

Per realizzare tali finalità vengono utilizzate alcune strategie pedagogiche preferenziali: una pedagogia della decostruzione, una pedagogia narrativa e dell’ascolto, una pedagogia dei gesti, dell’agire comunicativo, una pedagogia della resistenza all’omologazione all’unica cultura dominante a livello planetario e, soprattutto, resistenza attiva verso l’elaborazione di possibilità di pensiero, azione e relazione realmente alternativi, in quanto indagati e sperimentati autonomamente e originalmente dall’individuo e dal gruppo.

Il gioco – nel suo significato più ampio e pregnante – costituisce invece la modalità metodologica privilegiata di apprendimento (nel bambino come nell’adulto), sia dal punto di vista teorico che operativo.

 
  Studenti e insegnanti delle scuole coinvolte.
Indirettamente, famiglie, reti amicali e comunità locali di appartenenza dei soggetti coinvolti in prima persona
 
 

I progetti di educazione alla mondialità realizzati dal 1996 hanno visto la partecipazione finanziaria di istituzioni locali e soggetti privati secondo la percentuale che abbiamo rappresentato nel grafico che segue. Sottolineiamo il fatto che nella componente finanziata dai privati rientrano anche le somme derivanti dalla quota dell’8% destinata alle attività di educazione alla mondialità scorporata dalle donazioni per i progetti di cooperazione. Segnaliamo, inoltre, che molte ore di formazione sono state fornite gratuitamente.

 


A partire dall’esperienza maturata nell’ambito dell’educazione alla mondialità e dalle richieste via via emerse durante l’attività educativa svolta con i diversi interlocutori – istituzionali e non – e i soggetti direttamente coinvolti nella formazione, si è progressivamente allargato negli anni l’orizzonte culturale e l’angolo visuale d’intervento, estendendolo in particolare ad alcuni saperi specifici:

l’educazione alla diversità, rivolta specialmente alla mediazione culturale, e alla formazione di secondo livello per gli insegnanti di sostegno nell’ambito dei corsi della Scuola di Specializzazione all’Insegnamento Secondario dell’Università di Genova;
l’elaborazione e gestione del conflitto, un percorso formativo modulare complesso, che a partire da un’impostazione filosofica e antropologica, e dall’analisi del rapporto tra modelli educativi e potere, affronta gli aspetti relativi alla comunicazione, per svilupparsi sul processo conflittuale, dall’analisi, alla gestione e alla mediazione, ampliando l’angolo visuale al contesto geostrategico mondiale e alle tecniche e strategie di progettazione partecipata e di cittadinanza attiva;
la pedagogia dei gesti, formazione politica che si pone la finalità – utilizzando tecniche progettuali di diversa provenienza – di fornire strumenti di analisi e interpretazione del reale, allo scopo di avviare percorsi d’intervento partecipato e organizzato sul territorio, con l’obiettivo di trasformare – mediante azioni specifiche – il contesto socioculturale di appartenenza.